Il FUTURO NON HA ETA'

Lo Spi-Cgil (Sindacato Pensionati Italiani) è il Sindacato generale delle pensionate, dei pensionati e delle persone anziane che tutela e organizza nella Cgil i pensionati di tutte le categorie, soggetti a qualsiasi regime pensionistico. Lo Spi-Cgil promuove lo sviluppo e la collaborazione tra Federazioni di categoria e Sindacato dei pensionati, ed è affiliato alla Federazione Europea Pensionati e Anziani (Ferpa). Leggi lo Statuto approvato dal XVII Congresso nazionale dello Spi-Cgil, tenuto a Montesilvano nei giorni 16-17-18 febbraio 2006.

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05/01/2018

Case di riposo, i costi sanitari non siano a carico degli utenti

«Il problema delle rette esplode perché nelle case di riposo cresce progressivamente il numero di malati cronici: oltre il 70% degli 11mila posti letto, infatti, è occupato da anziani non autosufficienti, la maggior parte dei quali ultraottantenni e affetti da multimorbilità, ed è un numero in costante aumento, che fa lievitare anche i costi di assistenza sociosanitaria». Gino Dorigo, responsabile sanità e welfare del Sindacato pensionati Cgil del Friuli Venezia Giulia, sintetizza così le cause del rincaro delle rette in molte delle 189 strutture residenziali convenzionate con la Regione. «I costi sociosanitari – prosegue Dorigo – dovrebbero gravare esclusivamente sul servizio sanitario pubblico, non sugli utenti e sulle famiglie, perché il diritto alla salute va garantito a tutti, indipendentemente dal fatto che vivano a casa propria o nelle strutture residenziali. Strutture che in Fvg assorbono oltre 300 milioni di euro all’anno, di cui 220 a carico delle famiglie, quasi 70 del bilancio regionale e il resto a carico dei Comuni, che si sostituiscono in tutto o in parte alle famiglie degli utenti meno abbienti».
Un contributo importante per evitare o quantomeno contenere i rincari, per lo Spi-Cgil, è legato alla piena entrata in vigore del nuovo regolamento sulla riclassificazione e riqualificazione delle case di riposo, che dovrà introdurre nuovi criteri di finanziamento. «Come Spi – spiega Dorigo – abbiamo chiesto che l’abbattimento delle rete sia interamente legato al reddito e che copra al 100% i costi sociosanitari, proprio per evitare che il maggior fabbisogno di assistenza ricada sugli utenti e senza tener conto delle singole situazioni economiche e reddituali». Questo fermo restando che la priorità, per il sindacato, è quella di incrementare l’assistenza domiciliare, «che non soltanto costa meno – sottolinea l’esponente dello Spi – ma soprattutto garantisce agli anziani di vivere a casa propria e di conservare il proprio tessuto di relazioni familiari e sociali, con evidenti ricadute positive anche in termini di qualità della vita e di salute».
Quanto all’abbattimento delle rette, «il finanziamento regionale dovrebbe salire da 68 a 84 milioni proprio per far fronte al maggiore fabbisogno di assistenza sociosanitaria – puntualizza infine Dorigo – e non per garantire alle strutture convenzionate maggiori utili o un incremento dei posti letto, soluzione alla quale siamo contrari perché la priorità deve essere, come detto, quella di potenziare l’assistenza domiciliare»